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giovedì 9 luglio 2009

Il trasporto pubblico

Già mi hanno detto che tra poco non lo sopporterò più,ma è la cosa che mi piace di Lima. Immaginate un vagoncino wolkswagen, però orginale, stessa puzza di gasolio, stesse leve arrugginite, stessi sedili sfondati. E dieci persone schiacciate dentro, mentre un ragazzo fa scorrere il portellone iniziano a gridare nomi di luoghi che ancora non conosco tipo “ miraflores,miraflores,miraflores” per inifinte volte. Tu cerchi la fermata. Quella con scritto “paradero”….ma non c’è. Ovvero, ce ne stanno ogni tanto,ma tu sai, o vedi almeno, che non sono gli unici posti dove si ferma l’autobus. L’idea è che tu sai la direzione dove andare, sei su un’avenida principale e t guardi ntorno, a un certo punto senti le grida, e sai che non è una rivoluzione,bensì le combis, gli autini, quindi ti affretti a leggere sulle fiancate i nomi dei distretti dove fermerà che sono dipinti con stili e colori diversi, e cerchi di decifrare cosa sta gridando il tipo sopra. Decidi che sali perché ti serve. Magari devi andare al supermercato, un 800 metri più in la. Allora sali e dici “ china”. Il tipo chiaramente capisce che non sei intenzionato ad attraversare il Pacifico e arrivare nell’impero d’oriente,bensì accetta la tua moneta da 50 centesimi,che è appunto una cina. Se il tratto è più lungo allora paghi un sol (20 centesimi di euro). Poi ti chiedi dove ti faranno scendere. E qui sta la svolta, ti fanno scendere dove vuoi tu! Di solito agli angoli con altre strade, ma è relativo. I punti di riferimento sono spesso benzinai (grifos) o supermercati, ma anche “l’abero alto” o “la casa rossa” ad esempio. Seguendo un principio entropico,tutto questo alla fine funziona in qualche modo….non chiedetemi come, ma funziona.

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